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L’angolo della psicologa

 

In questo numero del nostro giornale intervistiamo Cinzia Riassetto, una psicologa che segue molto da vicino il percorso delle coppie che hanno intrapreso un percorso adottivo con il Cifa. Ci interessa conoscere alcuni dettegli della sua attività, specialmente in relazione alle cosiddette “coppie Cina” e ai bambini che, settimana dopo settimana, stanno arrivando in Italia dalla Repubblica Popolare Cinese insieme ai loro nuovi genitori.

Puoi dirci qual è, in sintesi, il lavoro di una psicologa che segue un processo adottivo, in particolar modo se orientato verso la Cina?

Sicuramente verifi care la disponibilità delle coppie ad adottare in un paese da cui, almeno per il momento, arrivano esclusivamente bimbi inclusi nelle liste speciali. Bisogna inoltre prepararle all’incontro con una cultura sotto certi aspetti più rigida, da un punto di vista pedagogico, rispetto ad altri paesi. Spesso i bambini cinesi si presentano (o vengono presentati) particolarmente conformi alle norme, dal momento che in istituto è stato fortemente curato l’aspetto normativo della loro crescita ed educazione, ma molto meno quello affettivo. Visti i casi concreti, è anche vero che questa rigidità è pronta a scomparire alla prima occasione, lasciando spazio a bambini pronti a fare “fuochi artifi ciali” non appena incontrano il nuovo papà e la nuova mamma (quindi mettendo in atto comportamenti provocatori, opponenti, capricci…)

In proporzione, nel processo adottivo, quante attenzioni vengono riservate alla coppia e quante al bambino?

L’attenzione principale è sicuramente rivolta al bambino, anche perché

“In realtà la Cina fornisce un quadro assolutamente dettagliato sulle condizioni di salute del bambino, e gli istituti sono disposti a fornire informazioni ulteriori, se necessarie, in tempi brevissimi.”

EDITORIA L E P R I M O P I A N O C O O P E R A Z I O N E A D O Z I O N E RUBRICHE con “bisogni speciali”. È poi vero che la coppia, nel momento in cui sceglie di intraprendere il percorso adottivo, sa bene di essere oggetto di un’analisi molto attenta. Tornando ai bisogni speciali, vorrei però confermare che la disponibilità al rischio sanitario è qualcosa di intrinseco a tutte le adozioni internazionali. Su questo punto, la Cina offre piuttosto dei vantaggi perché sa fornire un quadro assolutamente dettagliato sulle condizioni di salute del bambino, e gli istituti sono disposti a fornire informazioni ulteriori, se necessarie, in tempi brevissimi. “Bisogni speciali” si traduce quasi sempre in problemi piccoli e risolvibili.

Molte famiglie stanno iniziando (o hanno già iniziato) l’avventura per adottare un bambino cinese. Riscontri delle differenze sostanziali tra il loro percorso e quello delle coppie che adottano in altri paesi dell’Asia?

Sì, la velocità. Alcune famiglie hanno ricevuto una prima telefonata anche dopo un solo mese dal deposito dei documenti in Cina, e in un numero esiguo di mesi l’intero processo viene ultimato. Anche il dettaglio dei rapporti sul bambino che giungono dall’istituto è, come dicevo prima, approfondito, anche se meno di quelli provenienti dalle Filippine, che in compenso prevedono tempi più lunghi.

Dalla Cambogia, invece, arrivano ad esempio pochissime informazioni sulla storia e sulla psicologia del bambino, e alcuni dati sulla situazione sanitaria dello stesso.

Un bimbo cinese ha particolari diffi coltà ad inserirsi nel contesto italiano, oppure no?

È presto per dirlo sulla base della nostra casistica, i primi bimbi cinesi adottati con Cifa sono arrivati soltanto lo scorso mese di maggio. Diciamo che alcune diffi coltà linguistiche dovute alla complessità del cinese e alla differenza con la lingua italiana ci sono, e presuppongono un forte investimento della coppia sul fattore linguistico sin dall’inizio, specialmente nel caso di bambini grandi. Nulla di anormale, però, nel panorama dell’adozione internazionale: l’integrazione di bambini russi, per esempio, presenta i medesimi problemi di comunicazione. Per ovvie ragioni di tempo non ci sono ancora casi di inserimento scolastico da commentare.

Come vengono accettati i bambini cinesi con “bisogni speciali” dalle coppie?

I numeri potrebbero parlare da soli: 45 bambini cinesi adottati dall’inizio del 2010 ad oggi. Aldilà di questo dato si può comunque ricordare che, se le prime “coppie Cina” erano effettivamente pioniere in questo paese e non abituate alle disponibilità che esso richiedeva (e ciò si traduceva in preoccupazioni di vario tipo), l’arrivo dei primi bambini in Italia, il constatare che sono bellissimi come tutti i bambini e il successivo tam tam tra le coppie ha tranquillizzato molto gli animi.

C’è qualche curiosità sui bimbi cinesi che ti va di raccontare?

Mi piacerebbe sfatare il mito dell’”indole orientale” di questi bambini, che si sono invece rivelati particolarmente oppositivi. Mi spiego meglio: i nostri referenti negli istituti ci spiegavano che, per esempio, la reazione più negativa dei bambini agli ordini dei tutori consisteva in momenti di silenzio e isolamento.

Sulla nostra pelle abbiamo invece constatato che i bambini cinesi sanno piangere, gridare e ribellarsi come qualsiasi altro bambino del mondo abbia subito il trauma dell’abbandono. E questo tipo di reattività è un bene, in un certo senso, perché rientra assolutamente nella norma.

Cosa raccomandi alle “coppie Cina” che stanno adottando o che hanno già abbracciato il loro bambino con gli occhi a mandorla? (ride) Solo ricordare che, per quanto possa essere diffi cile, questi bambini hanno già un nome quando vengono adottati…