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Rischio sanitario: che cos’è.

 

Chi ha fatto l’incontro informativo con Cifa Onlus sa già che una delle richieste dell’ente è l’accettazione del rischio sanitario. Si tratta di uno dei punti più trattati e controversi degli incontri; è anche vero che la salute del proprio fi glio è una delle maggiori preoccupazioni dei futuri genitori; si vorrebbe sapere come crescerà una volta arrivato a casa, se le informazioni sanitarie ricevute sono corrette, esagerate o se nascondono qualche cosa. È diffi cile rispondere a queste domande perchè non sempre si hanno dati suffi cienti per farlo. Molte volte la cartella clinica viene letta, o consegnata, e può essere completa o parziale; altre volte le informazioni sanitarie sono così scarse che non servono quasi a nulla.

Queste notizie possono essere date all’abbinamento, qui in Italia, oppure sul posto e magari con davanti il bambino. (continua alla pagina seguente) irascibile e capriccioso, malgrado noi cerchiamo di addolcirlo con dosi extra di budini e creme.

La labiopalatoschisi ci aveva molto spaventati nel momento dell’accettazione della proposta e ci preoccupava molto (anche se il labbro gli era già stato chiuso in Cina); da quando lo abbiamo conosciuto questa preoccupazione è stata ridimensionata ed è diventata, come in effetti è, un problema facilmente risolvibile chirurgicamente che non mette né lui, né noi in alcuna diffi coltà. La sua crescita e la nostra capacità di essere genitori accoglienti ma fermi, severi ma non rigidi, sono diventate le nostre preoccupazioni principali. Il fatto di aver identifi cato il problema fi sico con il bambino è stato un nostro grosso errore che ha caricato di preoccupazioni inutili quella che avrebbe dovuto essere la semplice e meravigliosa attesa di un bimbo.

In questo periodo sono in maternità e passo le giornate a giocare, tentando con fatica di resistere al tentativo continuo di Kangtao di piegarmi alla sua volontà.

A ferragosto festeggeremo i due anni di Kangtao e sarà una bella festa, soprattutto per noi che lo abbiamo tanto desiderato e per gli altri parenti che, dapprima timorosi nei confronti della nostra scelta, non hanno esitato un attimo, appena lo hanno visto, ad affezionarglisi e a considerarlo il più bello e simpatico dei bambini.

Andrea, Stefania e Kangtao (continua)

Quando si adotta si diventa genitore di un bambino nato da altri, ma non solo: si accetta di essere madre e padre di un bimbo con un passato che può averlo segnato più di quanto si immagini o si speri...

Un bellissimo neonato, messo in braccio a pochi giorni di vita, ha una storia dietro di sé perchè ha avuto una madre che lo ha fatto nascere. Sua madre può essere stata alcolista o tossicodipendente, può avere avuto malattie, può avere vissuto in ambienti poco adatti a portare avanti bene una gravidanza.

I nostri fi gli sono stati abbandonati, o tolti alle famiglie, e hanno passato un tempo più o meno lungo in situazioni precarie, in ospedale o in istituto. Tutto questo segna un bambino, lo segna nel fi sico, nella mente e in alcuni casi nel DNA.

Che cosa è, quindi, il rischio sanitario? È proprio questo. Sapere che il bimbo che diventerà nostro fi glio può avere subito dei danni che nessuno, all’abbinamento, conosce o può valutare completamente. Che non è giusto, per tranquillizzare le nostre paure, sottoporre il bimbo ad analisi o accertamenti aggiuntivi, a meno che qualcosa non lo renda necessario. Entrare in ospedale è un trauma per tutti ma lo è di più per un bambino che non ha una famiglia che lo sostenga.

Si deve accettare il fatto che ci sono cose che non si possono curare o compensare e si dovrà imparare a convivere con quello che resta.

Più il bimbo è piccolo, meno informazioni ci sono all’abbinamento ed è diffi cile prevedere come crescerà, che problemi ci potranno essere. Questo è il rischio evolutivo. Se da una parte un bimbo di pochi mesi ha meno traumi da digerire, meno “buchi” da riempire, dall’altra parte i genitori devono rendersi conto che si sa ben poco di cosa ha il fi glio e che forse ci vorranno anni prima di scoprire tutto.

Questo può essere considerato banale ma accettare le incognite che l’adozione comporta è il primo passo per essere veramente genitori.